Un segnale preoccupante per il territorio irpino. Dopo l’interdittiva antimafia che ha colpito alcune realtà del settore delle costruzioni e le indagini in corso su diversi cantieri, Libera, Legambiente e Arci Avellino lanciano un allarme e chiedono una svolta immediata.
«Non si tratta di episodi isolati – si legge nella nota congiunta – ma di indizi di un sistema fragile, esposto e in alcuni casi permeabile a dinamiche illegali».
Le associazioni sottolineano come il ciclo del cemento continui a rappresentare uno degli ambiti più esposti all’interesse della criminalità organizzata, anche in territori interni come l’Irpinia.
A preoccupare non è solo il rispetto delle normative su appalti e sicurezza, ma anche un modello di sviluppo ritenuto insostenibile:
«Si continua a costruire in un territorio segnato dallo spopolamento, con un mercato immobiliare in crisi e un numero crescente di immobili inutilizzati».
Per contrastare il fenomeno, le associazioni avanzano una serie di richieste:
- Tavolo permanente in Prefettura per monitorare il territorio e prevenire infiltrazioni criminali
- Educazione alla legalità e all’ambiente nelle scuole
- Commissioni antimafia nei Comuni sopra i 15mila abitanti
- Indagine sulla criminalità ambientale in Irpinia
- Piano nazionale contro l’abusivismo edilizio, con risorse per demolizioni e controlli più efficaci
Secondo Libera, Legambiente e Arci è necessario puntare su un modello basato su legalità e sostenibilità, mettendo al centro l’interesse pubblico.
«Non è più tollerabile un sistema in cui il territorio viene consumato e le regole aggirate – concludono –. Difendere l’Irpinia significa difendere il futuro della comunità».


